Lo scopo di questo blog


Fare bene due cose contemporaneamente, è difficile. In Politica, ancora di più.
Chi è stato eletto ad una carica, non deve ricoprirne altre, ma portare a termine la prima nel modo migliore.
Questo Blog è nato per segnalare tutti quei casi di politici italiani che ricoprono doppi incarichi (elettivi o di nomina politica), o che abbandonano la posizione per cui sono stati eletti per candidarsi ad un'altra (Rispetto del Mandato), o che si candidano contemporaneamente a piu' cariche, per scegliere la piu' conveniente.
Per ciascuno di questi politici cerchiamo di fornire tutti i riferirmenti ed i contatti, invitandovi a scrivergli per convincerli a comportarsi correttamente verso i propri elettori, anche se la legge, a volte, non lo impone.
In sezioni dedicate del Blog vi daremo tutti gli aggiornamenti e le risposte dei politici interpellati.
Partecipate! fate sentire la vostra voce!
Visualizzazione post con etichetta multicandidatura. Mostra tutti i post
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mercoledì 15 maggio 2019

Europee 2019: Doppi incarichi - Le pagelle

Eccoci infine a dare le pagelle, come abbiamo fatto alla precedente tornata elettorale europea nel 2014, in base all'uso di pratiche patologiche come i doppi incarichi e le multicandidature.

Il gioco considete nell'assegnare un punteggio a ciascuna anomalia, in base alla sua gravità, ed a calcolare lo "score" di ciascuno dei partiti analizzati, per vedere come si collocano in questa speciale classifica della "maleducazione elettorale", in cui "vince chi fa meno".

I punteggi assegnati sono i seguenti:

  • Membri del Governo, Senatori, Deputati: 5 punti
  • Consiglieri e Assessori Regionali: 4 punti
  • Consiglieri e Assessori Provinciali e di Città Metropolitane: 3 punti
  • Sindaci (senza distinzione della dimensione della città amministrata): 2 punti
  • Assessori e Consiglieri Comunali: 1 punto
  • Multicandidature (per ogni candidatura oltre la prima): 1 punto

Ed ecco la classifica individuale, tenuto conto di tutti gli incarichi per ciascun candidato:

  1. Matteo Salvini (Lega): 70 punti
  2. Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia): 50 punti
  3. Silvja Manzi e Marco De Andreis (+Europa): 20 punti
  4. Silvio Berlusconi (Forza Italia): 12 punti
  5. Daniela Ruffino (Forza Italia): 6 punti

a seguire tutta la schiera di Deputati e Senatori con 5 punti (li trovate nei post precedenti), mentre, la classifica a squadre risulta essere:

  1. Al primo posto, ex equo, Lega e Fratelli d'Italia, con 108 punti
  2. Al secondo posto ancora una coppia: Forza Italia e +Europa, con 72 punti
  3. Seguono: il PD con 36 punti, La Sinistra con 12 punti, i Verdi con 8 punti e SVP (SudTiroler Volks Partei) con 1 punto.

Il M5S rimane al palo con 0 punti, ripetendo il risultato di 5 anni fa e, visto che vince chi fa meno, aggiudicandosi nuovamente il titolo di vincitore di questa speciale gara di correttezza elettorale.

Una interessante ulteriore graduatoria si può fare considerando invece il grado di assiduità all'incarico politico, cioè il numero di candidati che, terminato proprio in queste settimane il loro precedente ruolo elettivo, si ripresentano per un nuovo mandato. Aggiungiamo in questa speciale classifica del "professionismo politico", anche i parlamentari europei uscenti che si ripresentano candidati per un altro mandato uguale.
Nessun problema quindi di interruzione del mandato, giunto ormai a conclusione, nè sovrapposizioni di incarichi, compatibili o meno; semplicemente un sintomo di quell'attaccamento alla poltrona che spinge molti politici a rimanere in corsa per altri successivi incarichi, incapaci forse di ritornare alla vita normale di semplici cittadini.
Ebbene, qui il M5S guadagna, forse inaspettatamente, la prima posizione: 12 parlamentari europei uscenti, tutti ricandidati (100%), più 9 con incarichi diversi conclusi a giugno 2019.
Anche Forza Italia ricandida tutti (10 su 10, 100%), più 4 provenienti da altri ruoli appena conclusi;
Altri hanno percentuali di ricandidatura al 100%, ma con numeri molto inferiori:
Fratelli d'Italia: 3 su 3, più 3 con incarichi diversi;
La Sinistra, +Europa e Verdi: 1 su 1, più 2, 3 e 1, rispettivamente;
Segue il PD, con 17 ricandidati su 29 uscenti (59%), più 4.
La Lega, infine, ricandida 3 su 6 (50%), più altri 6.

In totale, 48 dei 73 parlamentari europei uscenti si ripresentano (66%), facendoci capire che forse in Europa non si sta poi così male.


Europee 2019: Doppi incarichi - Incompatibilità

A questo punto non ci resta che sintetizzare un po' i dati pubblicati nei post precedenti, per dare l'idea di quanto sia grave la situazione per la nostra classe politica.

Candidati con un doppio incarico incompatibile con l'elezione al Parlamento europeo:

Senatori: 
Candidati già Senatori nell'attuale legislatura

Deputati:
Candidati già Deputati nell'attuale Legislatura

Consiglieri Regionali:
Candidati con altro incarico in Regione
Nota di aggiornamento: Massimiliano Smeriglio (PD)si è dimesso dal ruolo di Vicepresidente del Consiglio Regionale del Lazio in concomitanza con la sua candidtura alle europee.

Sindaci di comuni con più di 20,000 abitanti:
Candidati Sindaci in Comuni con più di 20,000 abitanti
Per tutti questi, se eletti, scatterà il vincolo di incompatibilità, perciò dovranno rinunciare all'incarico attuale, oppure rinunceranno all'elezione al Parlamento europeo.
Poichè per molti la rinuncia all'incarico attuale ci sembra veramente improbabile (Salvini, Meloni, ...), pensiamo che la preferenza data a queste persone sia veramente sprecata.
Riusciamo a dare un segnale di novità alle prossime elezioni europee? #lasciaacasachiraddoppia

martedì 30 aprile 2019

Europee 2019: le multicandidature

Eccoci alla prima puntata della nostra analisi dei candidati alle elezioni europee del prossimo 26 maggio.
E cominciamo dall'aspetto più facile da vedere: le multicandidature, cioè i candidati che si sono presentati in più di una circoscrizione.
Molti non riescono a percepire il problema, così abituati a subire queste anomalie, da non prestarvi più attenzione. Anzi, molti sono felicissimi di poter votare il candidato leader di partito o accapparratore di preferenze, senza rendersi conto che il loro voto, in questo modo, vale meno degli altri. Si, perchè quel candidato, presente in due, quattro o anche cinque circoscrizioni, ne dovrà per forza scegliere una sola in cui accettare l'elezione (nel caso di elezione, ovviamente), quindi nelle altre circoscrizioni i suoi voti di preferenza andranno irrimediabilmente persi, buttati via.
Non trascurabile poi il fatto che il multi-candidato, se eletto in più di una circoscrizione, avrà modo di accettare la nomina in una o nell'altra, determinando chi subentrerà al suo posto in quella a cui rinuncia. In altri termini, il multicandidato eletto, può decidere chi entra e chi resta fuori.
E francamente questo meccanismo ci sembra caratterizzi un democrazia debole, malata, incompleta.

I candidati che fanno la cinquina, in questa tornata elettorale sono 4:

  • Matteo Salvini (Lega)
  • Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia)
  • Marco De Andreis (+Europa)
  • Silvja Manzi (+Europa)

Nella scorsa elezione europea (2014), i candidati con 5 candidature erano solo (si far per dire) tre.

Con quattro candidature, un solo candidato:

  • Silvio Berlusconi (Forza Italia)

Seguono poi 5 candidati con due candidature:

  • Alessandra Mussolini (Forza Italia)
  • Pippo Civati (Verdi)
  • Federica Picchi (Fratelli d'Italia)
  • Pietro Bartolo (PD)

Non abbiamo esaminato i partiti minori, che magari potrebbero anche avere delle difficoltà a raccogliere il numero necessario di candidati, ma già questa analisi mostra quale sia il concetto di politica che pervade alcuni partiti.

Il nostro consiglio, come già spiegato nel post precedente, è quello di evitare le preferenze per questi candidati, aderendo alla campagna #lasciaacasachiraddoppia

domenica 14 aprile 2019

Europee 2019: #lasciaacasachiraddoppia


A pochi giorni dalla scadenza per la presentazione dei candidati alle prossime elezioni europee del 26 maggio (il termine per la presentazione scade mercoledi 17 aprile), la nostra redazione si sta preparando alla consueta analisi delle liste che i partiti stanno presentando, a caccia di doppi incarichi e di chi non rispetta il mandato.
Come nel 2014, infatti, presenteremo su questo sito le statistiche di tutti i partiti maggiori, per le 5 circoscrizioni italiane, segnalandovi:

  • i candidati che già ricoprono un altro mandato elettivo (a volte incompatibile con l'elezione in Europa)
  • i candidati che si presentano in più circoscrizioni (multicandidature)

Anche per questa tornata elettorale siete invitati a "lasciare a casa chi raddoppia": la politica deve capire che il mandato già ricevuto dagli elettori va rispettato. Chi non si comporta così, non merita di essere eletto. Abbiamo l'arma della preferenza, usiamola bene.

Nel frattempo, studiando le regole burocratiche che governano il processo elettorale, si ritrovano meccanismi inventati per scoraggiare l'innovazione, cioè la presentazione di nuovi soggetti politici. Così si scopre che i partiti già presenti nel Parlamento italiano, o in quello europeo, oppure il cui simbolo è aggregato ad altri simboli di cui almeno uno è nelle condizioni appena descritte (già presente), ebbene tale partito è esentato dalla raccolta di firme per la presentazione di liste.
Chi invece si presenta per la prima volta, deve raccogliere 30,000 firme per ciascuna circoscrizione, di cui almeno 3,000 in ciascuna delle regioni che la compongono. Significa che per presentare liste in tutta Italia, servono almeno 150,000 firme, naturalmente raccolte davanti ad un notaio, o un segretario comunale, o comunque una persona autorizzata alla funzione. Da notare che per proporre una legge di iniziativa popolare al Parlamento, bastano 50,000 firme.
E' evidente quindi come la politica, quella con la "p" minuscola, faccia di tutto per difendere se stessa dagli attacchi esterni, dalle minacce dei non addetti ai lavori. Si sa, troppo rischioso abbassare i muri, potrebbe entrare chiunque.

Appuntamento allora tra pochi giorni, per la prima puntata di #lasciaacasachiraddoppia

giovedì 8 marzo 2018

Elezioni 2018: parliamo di genere

E così scopriamo, proprio il giorno della festa della donna, che le donne nel nuovo Parlamento sono meno di un terzo del totale dei nuovi eletti.
Ma come è possibile? La legge elettorale non prevedeva che ciascuno dei due generi dovesse essere compreso tra il 40 ed il 60 per cento? e i due generi alternarsi nei capi-lista? I risultati dovrebbero rispettare questa regola, giusto?

E invece no.
Noi di "No doppio incarico" abbiamo voluto provare a capire perchè.
Ed uno dei possibili motivi, si è rivelato proprio quello che abbiamo descritto nel post precedente: le multicandidature.
Volutamente o meno, questo non lo possiamo dire, tutti i partiti che hanno puntato sulle multicandidature, lo hanno fatto a favore, principalmente, di donne. Infatti, analizzando i dati che abbiamo postato qui sotto, si nota quanto segue:

CAMERA:
  • candidati in 6 collegi: 14 donne e 2 uomini
  • candidati in 5 collegi: 17 donne e 6 uomini
  • candidati in 4 collegi: 20 donne e 18 uomini
SENATO:
  • candidati in 6 collegi: 6 donne e 1 uomo
  • candidati in 5 collegi: 10 donne e 5 uomini
  • candidati in 4 collegi: 11 donne e 4 uomini
Ora, ciascuno dei candidati può essere eletto una volta sola e quindi dovrà essere rimosso dagli altri 5 o 4 o 3 seggi in cui si è presentato, togliendo una alternanza di genere: significa che per ciascuna donna eletta nel gruppo delle 14, vengono eletti 5 uomini; e per ciascuna delle 17 donne nel secondo gruppo, 4 uomini vengono eletti nei seggi abbandonati. E così via, generando perciò uno scompenso di genere imprevisto dal legislatore del "Rosatellum".

I nomi degli eletti non sono ancora definitivi, quindi non si può fare una statistica completa, però possiamo già dire che l'unico partito che non ha usato per nulla il meccanismo delle pluricandidature, il Movimento 5 Stelle, è quello che ha la percentuale di donne più alta, sia alla Camera (82 su 222, 37%) che al Senato (42 su 112, ancora 37%). Segno che quanto detto sopra ha avuto senz'altro un effetto negativo sulla rappresentanza di genere. Appena possibile faremo la controprova, analizzando le percentuali di Lega, Fratelli d'Italia e PD, che hanno pesantemente usato le multicandidature ed hanno eletto un numero di parlamentari significativo, almeno ai fini della statistica. Vedremo se la nostra teoria continua a rivelarsi corretta.

Una domanda comunque ci ha fin da subito incuriosito: perchè sono state soprattutto le donne ad essere pluri-candidate, un po' in tutti i partiti che hanno voluto usare questa possibilità, anche in quelli che non hanno superato le soglie di sbarramento? una domanda a cui noi non siamo riusciti a trovare una risposta semplice. Calcolo o sottovalutazione del problema? Qualche idea?

lunedì 12 febbraio 2018

Nuove elezioni: legge elettorale e multicandidature

Come promesso, iniziamo a vedere come i partiti si stanno preparando per le elezioni ormai imminenti.
Analizzeremo una serie di elementi che dimostrano come in realtà nel nostro Paese le forme della politica, cioè i meccanismi che "danno forma" alla democrazia, siano evidentemente problematici, se non addirittura patologici.
Iniziamo perciò ad occuparci della Legge Elettorale con cui andremo a votare tra poche settimane.

Avremo due schede, una per il Senato ed una per la Camera. Ciascuna conterrà vari riquadri, contenenti ciascuno un candidato al collegio Uninominale e i simboli delle liste (una o più) che lo sostengono. Si potrà votare (caso 1) il solo candidato Unimominale (ed in questo caso il nostro voto si estenderà anche alle liste che lo sostengono, suddiviso in proporzione al risultato di ciascuna di esse), oppure (caso 2) una sola delle liste che lo sostengono (in questo caso il nostro voto sarà valido per la lista e per il candidato uninominale sostenuto). Equivalente a quest'ultimo, sarà anche il caso in cui (caso 3) tracceremo una croce sia sulla lista che sul candidato uninominale sostenuto. I voti raccolti da ogni lista, incluse le frazioni di voto provenienti dal caso 1, serviranno a calcolare il numero di seggi di ogni lista, scelti tra i quattro candidati presentati in ogni collegio da ogni lista, mentre il seggio uninominale sarà assegnato al candidato uninominale che avrà raccolto più voti.

E' escluso il voto disgiunto, cioè la possibilità di votare un candidato uninominale ed una lista diversa da quelle che lo sostengono, cioè una lista in un altro riquadro: in questo caso, il voto verrà annullato.

Questo è il punto di vista di noi, semplici cittadini votanti. Vedendo invece la cosa dal punto di vista dei partiti, la prospettiva è più complessa, perchè il calcolo dei vincitori (almeno per la parte plurinominale) è complicato. Quindi, servono strategie per mandare al Parlamento le persone giuste, quelle che "devono esserci".
E qui entrano in gioco le "multi-candidature", previste dalla legge in un massimo di cinque per i collegi plurinominali, più una negli uninominali.
Quasi tutti i partiti hanno presentato alcuni candidati per 6 volte, dislocando opportunamente le candidature in varie regioni, per assicurarsi (nei limiti della prevedibilità) l'elezione di alcune persone indispensabili.
Nelle figure che seguono, si vede quanto ciascun partito (limitandosi ai più significativi) abbia approfittato delle multi-candidature, appositamente volute - da loro stessi - nella legge elettorale.
E si noti pure come alcuni partiti abbiano voluto invece evitare questo meccanismo perverso che interferisce con la libera scelta degli elettori.


In rosso il numero di candidati presenti per 6 volte, in giallo quelli candidati 5 volte, in verde quelli presenti 4 volte. Ne esistono poi infinite schiere presentati per 3 o 2 volte, rendendo illeggibile il quadro. Ci siamo limitati perciò ai casi più eclatanti (vorremmo dire 'gravi').


I nomi ed i partiti di appartenenza di questi fortunati prescelti ed i seggi in cui sono candidati possono essere visualizzati a questi link: CAMERA, SENATO.