Lo scopo di questo blog


Fare bene due cose contemporaneamente, è difficile. In Politica, ancora di più.
Chi è stato eletto ad una carica, non deve ricoprirne altre, ma portare a termine la prima nel modo migliore.
Questo Blog è nato per segnalare tutti quei casi di politici italiani che ricoprono doppi incarichi (elettivi o di nomina politica), o che abbandonano la posizione per cui sono stati eletti per candidarsi ad un'altra (Rispetto del Mandato), o che si candidano contemporaneamente a piu' cariche, per scegliere la piu' conveniente.
Per ciascuno di questi politici cerchiamo di fornire tutti i riferirmenti ed i contatti, invitandovi a scrivergli per convincerli a comportarsi correttamente verso i propri elettori, anche se la legge, a volte, non lo impone.
In sezioni dedicate del Blog vi daremo tutti gli aggiornamenti e le risposte dei politici interpellati.
Partecipate! fate sentire la vostra voce!

martedì 30 aprile 2019

Europee 2019: le multicandidature

Eccoci alla prima puntata della nostra analisi dei candidati alle elezioni europee del prossimo 26 maggio.
E cominciamo dall'aspetto più facile da vedere: le multicandidature, cioè i candidati che si sono presentati in più di una circoscrizione.
Molti non riescono a percepire il problema, così abituati a subire queste anomalie, da non prestarvi più attenzione. Anzi, molti sono felicissimi di poter votare il candidato leader di partito o accapparratore di preferenze, senza rendersi conto che il loro voto, in questo modo, vale meno degli altri. Si, perchè quel candidato, presente in due, quattro o anche cinque circoscrizioni, ne dovrà per forza scegliere una sola in cui accettare l'elezione (nel caso di elezione, ovviamente), quindi nelle altre circoscrizioni i suoi voti di preferenza andranno irrimediabilmente persi, buttati via.
Non trascurabile poi il fatto che il multi-candidato, se eletto in più di una circoscrizione, avrà modo di accettare la nomina in una o nell'altra, determinando chi subentrerà al suo posto in quella a cui rinuncia. In altri termini, il multicandidato eletto, può decidere chi entra e chi resta fuori.
E francamente questo meccanismo ci sembra caratterizzi un democrazia debole, malata, incompleta.

I candidati che fanno la cinquina, in questa tornata elettorale sono 4:

  • Matteo Salvini (Lega)
  • Giorgia Meloni (Fratelli d'Italia)
  • Marco De Andreis (+Europa)
  • Silvja Manzi (+Europa)

Nella scorsa elezione europea (2014), i candidati con 5 candidature erano solo (si far per dire) tre.

Con quattro candidature, un solo candidato:

  • Silvio Berlusconi (Forza Italia)

Seguono poi 5 candidati con due candidature:

  • Alessandra Mussolini (Forza Italia)
  • Pippo Civati (Verdi)
  • Federica Picchi (Fratelli d'Italia)
  • Pietro Bartolo (PD)

Non abbiamo esaminato i partiti minori, che magari potrebbero anche avere delle difficoltà a raccogliere il numero necessario di candidati, ma già questa analisi mostra quale sia il concetto di politica che pervade alcuni partiti.

Il nostro consiglio, come già spiegato nel post precedente, è quello di evitare le preferenze per questi candidati, aderendo alla campagna #lasciaacasachiraddoppia

domenica 14 aprile 2019

Europee 2019: #lasciaacasachiraddoppia


A pochi giorni dalla scadenza per la presentazione dei candidati alle prossime elezioni europee del 26 maggio (il termine per la presentazione scade mercoledi 17 aprile), la nostra redazione si sta preparando alla consueta analisi delle liste che i partiti stanno presentando, a caccia di doppi incarichi e di chi non rispetta il mandato.
Come nel 2014, infatti, presenteremo su questo sito le statistiche di tutti i partiti maggiori, per le 5 circoscrizioni italiane, segnalandovi:

  • i candidati che già ricoprono un altro mandato elettivo (a volte incompatibile con l'elezione in Europa)
  • i candidati che si presentano in più circoscrizioni (multicandidature)

Anche per questa tornata elettorale siete invitati a "lasciare a casa chi raddoppia": la politica deve capire che il mandato già ricevuto dagli elettori va rispettato. Chi non si comporta così, non merita di essere eletto. Abbiamo l'arma della preferenza, usiamola bene.

Nel frattempo, studiando le regole burocratiche che governano il processo elettorale, si ritrovano meccanismi inventati per scoraggiare l'innovazione, cioè la presentazione di nuovi soggetti politici. Così si scopre che i partiti già presenti nel Parlamento italiano, o in quello europeo, oppure il cui simbolo è aggregato ad altri simboli di cui almeno uno è nelle condizioni appena descritte (già presente), ebbene tale partito è esentato dalla raccolta di firme per la presentazione di liste.
Chi invece si presenta per la prima volta, deve raccogliere 30,000 firme per ciascuna circoscrizione, di cui almeno 3,000 in ciascuna delle regioni che la compongono. Significa che per presentare liste in tutta Italia, servono almeno 150,000 firme, naturalmente raccolte davanti ad un notaio, o un segretario comunale, o comunque una persona autorizzata alla funzione. Da notare che per proporre una legge di iniziativa popolare al Parlamento, bastano 50,000 firme.
E' evidente quindi come la politica, quella con la "p" minuscola, faccia di tutto per difendere se stessa dagli attacchi esterni, dalle minacce dei non addetti ai lavori. Si sa, troppo rischioso abbassare i muri, potrebbe entrare chiunque.

Appuntamento allora tra pochi giorni, per la prima puntata di #lasciaacasachiraddoppia

mercoledì 10 aprile 2019

Se la volpe diventa il guardiano del pollaio ...

Più volte abbiamo mostrato come i casi reali della politica, privi di una regolamentazione per legge, conducono a situazioni assurde, al limite del paradosso.
Ne abbiamo un caso concreto proprio in questi mesi, in cui la più totale assenza di ogni regola scritta, e direi anche di un po' di pudore, ci regala esempi di incarichi multipli sulle spalle di un'unica persona, con conseguente commistione di ruoli e confusione istituzionale. E ogni volta la politica ne esce più squalificata, preda di prepotenti e arrivisti di ogni sorta.
Stiamo parlando di Matteo Salvini e Luigi Di Maio, che ricoprono, per quanto ne sappiamo, almeno quattro importanti incarichi a testa.
Entrambe, infatti sono contemporaneamente:

  • membri del Parlamento (senatore il primo, deputato il secondo)
  • Vice Primi Ministri, cioè mano destra e sinistra di Conte
  • Ministri (degli Interni e dello Sviluppo Economico rispettivamente)
  • Segretari Politici, cioè numeri uno, dei loro rispettivi partiti.

E' nella nostra esperienza quotidiana non capire in quale veste ciascuno di loro parla, nelle innumerevoli comparsate che ci vengono propinate ogni giorno dai media, che siano di stato, privati o social.
Ogni volta che uno dei due apre bocca, dobbiamo cercare di capire se lo sta facendo come Ministro, come vice presidente di Conte, oppure come capo del proprio partito. Ma chi non è del loro partito, perciò, potrebbe anche non dargli retta, mentre come cittadino dovrebbe ascoltare il proprio ministro degli interni, o dello sviluppo economico. Si potrebbe concludere che dipende dal contenuto: se Di Maio parla di Lavoro, è facile, è il suo compito, ma se parla di vaccini? E' un tema di Sanità, naturalmente, perciò fuori dal suo perimetro, ma può farlo come vice di Conte, capo del governo e quindi con la supervisione su tutte le materie, oppure come capo dei 5 stelle, che di vaccini se ne intendono.
Insomma, vedete che la confusione è forte, per non parlare del disagio che ci coglie quando dobbiamo subire i comizi dei capi partito che non ci vanno a genio, per di più travestiti da ministro.

Ma ci sono casi, addirittura, in cui lo stesso rispetto della legge è messo a repentaglio, senza poter invocare qualcuno "super partes" che sia in grado di farla rispettare.
Come sappiamo, il Ministro dell'interno è la massima autorità che deve vigilare e garantire il corretto svolgimento delle elezioni, di qualunque livello siano. Ma se è proprio tale Ministro, con il cappello da segretario leghista, a violare la legge, rompendo il silenzio elettorale con messaggini che incitano al voto per la sua 'parte', a chi ci possiamo rivolgere? può il ministro Salvini punire il segretario Salvini? o magari il segretario Salvini si concede questi piccoli abusi, tanto sa che il ministro Salvini non lo condannerà mai?
Se la volpe diventa guardiano del pollaio, quante galline troveremo la mattina dopo?

mercoledì 27 febbraio 2019

Doppio incarico ... all'isolana

Da un po' manchiamo con le nostre pubblicazioni di denuncia dei comportamenti patologici da parte della politica attuale, ma non per questo abbiamo smesso di seguire con attenzione gli avvenimenti degli ultimi tempi, che continuano a fornirci spunti innumerevoli e sempre nuovi alla nostra ricerca di "doppi incarichi" e simili.
Volendo quindi riprendere pubblicamente il nostro lavoro di diffusione di queste pratiche anomale e pericolose, ripartiamo dalle ultime elezioni sarde, appena concluse.

Non ci interessano qui i risultati elettorali dei singoli partiti, che lasciamo commentare ad altri. Vogliamo invece puntare l'attenzione sui candidati presentati da ciascuno di loro, esaminandone provenienza e currriculum.

Cominciamo dal vincitore, neo governatore della regione Sardegna: Christian Solinas, presentato dalla coalizione di centro destra, è un senatore della XVIII Legislatura, eletto il 4 marzo del 2018, nonchè il segretario del Partito Sardo d'Azione, coalizzato con il centro destra (sia per le ultime politiche, sia per queste regionali). Da notare che l'elezione a senatore ha comportato l'interruzione del precedente mandato di consigliere e assessore regionale, che avrebbe dovuto durare fino ad ora. Come si vede, un bel curriculum di doppi incarichi e mancato rispetto del mandato.

Al secondo posto, si è piazzato Massimo Zedda, attuale sindaco di Cagliari, carica che avrebbe dovuto concludersi nel 2021, sostenuto dalla coalizione del centro sinistra. Entro 60 giorni, Zedda dovrà prendere una decisione: rimanere sindaco, oppure dimettersi ed entrare a far parte del consiglio regionale. Se la scelta fosse quest'ultima, si dovrà tornare a votare, in anticipo di almeno un anno, anche per il comune di Cagliari. Giusto per considerare anche le conseguenze di questi comportamenti "doppiogiochisti" ...

Terzo qualificato: Francesco Desogus, per il M5S. Per lui, nessun incarico, nè interruzioni di mandato. Grazie anche al fatto che il M5S non era presente nel consiglio regionale uscente, nè ha mai avuto risultati molto positivi nelle altre elezioni locali. Fortunatamente, nessuno della larga schiera di deputati e senatori eletti a Marzo 2018 per il M5S si è presentato: forse per loro è ancora troppo presto, ma riteniamo che il tempo cambierà le cose e le abitudini anche per loro.

Niente da rilevare per gli altri quattro sfidanti, provenienti comunque da raggruppamenti di peso molto ridotto, quindi difficilmente coinvolti in altri incarichi pubblici.

In conclusione, è evidente, una volta di più, l'ormai consueto malcostume che porta a candidare personaggi già noti per precedenti incarichi, o comunque di comprovata fedeltà, sperimentata attraverso altri incarichi importanti. Per tutti questa è ormai una consuetudine, una pratica normale e nessuno pensa ai costi indotti da simili comportamenti: elezioni da anticipare, stipendi raddoppiati, nuove nomine da fare, con perdita di tempo e risorse. Insomma, per qualche chance di vittoria in più, si possono tranquillamente spendere soldi e tempo ... tanto mica pagano loro!

giovedì 8 marzo 2018

Elezioni 2018: parliamo di genere

E così scopriamo, proprio il giorno della festa della donna, che le donne nel nuovo Parlamento sono meno di un terzo del totale dei nuovi eletti.
Ma come è possibile? La legge elettorale non prevedeva che ciascuno dei due generi dovesse essere compreso tra il 40 ed il 60 per cento? e i due generi alternarsi nei capi-lista? I risultati dovrebbero rispettare questa regola, giusto?

E invece no.
Noi di "No doppio incarico" abbiamo voluto provare a capire perchè.
Ed uno dei possibili motivi, si è rivelato proprio quello che abbiamo descritto nel post precedente: le multicandidature.
Volutamente o meno, questo non lo possiamo dire, tutti i partiti che hanno puntato sulle multicandidature, lo hanno fatto a favore, principalmente, di donne. Infatti, analizzando i dati che abbiamo postato qui sotto, si nota quanto segue:

CAMERA:
  • candidati in 6 collegi: 14 donne e 2 uomini
  • candidati in 5 collegi: 17 donne e 6 uomini
  • candidati in 4 collegi: 20 donne e 18 uomini
SENATO:
  • candidati in 6 collegi: 6 donne e 1 uomo
  • candidati in 5 collegi: 10 donne e 5 uomini
  • candidati in 4 collegi: 11 donne e 4 uomini
Ora, ciascuno dei candidati può essere eletto una volta sola e quindi dovrà essere rimosso dagli altri 5 o 4 o 3 seggi in cui si è presentato, togliendo una alternanza di genere: significa che per ciascuna donna eletta nel gruppo delle 14, vengono eletti 5 uomini; e per ciascuna delle 17 donne nel secondo gruppo, 4 uomini vengono eletti nei seggi abbandonati. E così via, generando perciò uno scompenso di genere imprevisto dal legislatore del "Rosatellum".

I nomi degli eletti non sono ancora definitivi, quindi non si può fare una statistica completa, però possiamo già dire che l'unico partito che non ha usato per nulla il meccanismo delle pluricandidature, il Movimento 5 Stelle, è quello che ha la percentuale di donne più alta, sia alla Camera (82 su 222, 37%) che al Senato (42 su 112, ancora 37%). Segno che quanto detto sopra ha avuto senz'altro un effetto negativo sulla rappresentanza di genere. Appena possibile faremo la controprova, analizzando le percentuali di Lega, Fratelli d'Italia e PD, che hanno pesantemente usato le multicandidature ed hanno eletto un numero di parlamentari significativo, almeno ai fini della statistica. Vedremo se la nostra teoria continua a rivelarsi corretta.

Una domanda comunque ci ha fin da subito incuriosito: perchè sono state soprattutto le donne ad essere pluri-candidate, un po' in tutti i partiti che hanno voluto usare questa possibilità, anche in quelli che non hanno superato le soglie di sbarramento? una domanda a cui noi non siamo riusciti a trovare una risposta semplice. Calcolo o sottovalutazione del problema? Qualche idea?

lunedì 12 febbraio 2018

Nuove elezioni: legge elettorale e multicandidature

Come promesso, iniziamo a vedere come i partiti si stanno preparando per le elezioni ormai imminenti.
Analizzeremo una serie di elementi che dimostrano come in realtà nel nostro Paese le forme della politica, cioè i meccanismi che "danno forma" alla democrazia, siano evidentemente problematici, se non addirittura patologici.
Iniziamo perciò ad occuparci della Legge Elettorale con cui andremo a votare tra poche settimane.

Avremo due schede, una per il Senato ed una per la Camera. Ciascuna conterrà vari riquadri, contenenti ciascuno un candidato al collegio Uninominale e i simboli delle liste (una o più) che lo sostengono. Si potrà votare (caso 1) il solo candidato Unimominale (ed in questo caso il nostro voto si estenderà anche alle liste che lo sostengono, suddiviso in proporzione al risultato di ciascuna di esse), oppure (caso 2) una sola delle liste che lo sostengono (in questo caso il nostro voto sarà valido per la lista e per il candidato uninominale sostenuto). Equivalente a quest'ultimo, sarà anche il caso in cui (caso 3) tracceremo una croce sia sulla lista che sul candidato uninominale sostenuto. I voti raccolti da ogni lista, incluse le frazioni di voto provenienti dal caso 1, serviranno a calcolare il numero di seggi di ogni lista, scelti tra i quattro candidati presentati in ogni collegio da ogni lista, mentre il seggio uninominale sarà assegnato al candidato uninominale che avrà raccolto più voti.

E' escluso il voto disgiunto, cioè la possibilità di votare un candidato uninominale ed una lista diversa da quelle che lo sostengono, cioè una lista in un altro riquadro: in questo caso, il voto verrà annullato.

Questo è il punto di vista di noi, semplici cittadini votanti. Vedendo invece la cosa dal punto di vista dei partiti, la prospettiva è più complessa, perchè il calcolo dei vincitori (almeno per la parte plurinominale) è complicato. Quindi, servono strategie per mandare al Parlamento le persone giuste, quelle che "devono esserci".
E qui entrano in gioco le "multi-candidature", previste dalla legge in un massimo di cinque per i collegi plurinominali, più una negli uninominali.
Quasi tutti i partiti hanno presentato alcuni candidati per 6 volte, dislocando opportunamente le candidature in varie regioni, per assicurarsi (nei limiti della prevedibilità) l'elezione di alcune persone indispensabili.
Nelle figure che seguono, si vede quanto ciascun partito (limitandosi ai più significativi) abbia approfittato delle multi-candidature, appositamente volute - da loro stessi - nella legge elettorale.
E si noti pure come alcuni partiti abbiano voluto invece evitare questo meccanismo perverso che interferisce con la libera scelta degli elettori.


In rosso il numero di candidati presenti per 6 volte, in giallo quelli candidati 5 volte, in verde quelli presenti 4 volte. Ne esistono poi infinite schiere presentati per 3 o 2 volte, rendendo illeggibile il quadro. Ci siamo limitati perciò ai casi più eclatanti (vorremmo dire 'gravi').


I nomi ed i partiti di appartenenza di questi fortunati prescelti ed i seggi in cui sono candidati possono essere visualizzati a questi link: CAMERA, SENATO.

domenica 21 gennaio 2018

Nuove elezioni ... vecchie abitudini

Eccoci ancora di fronte ad una nuova tornata elettorale: il 4 marzo si vota per Camera e Senato nazionale, oltre che per due regioni: Lombardia e Lazio.
Tra qualche settimana saranno noti tutti i candidati e potremo fare qualche valutazione, diciamo così, istituzionale.
Come sanno i nostri fedeli lettori, a noi stanno molto a cuore alcuni principi di comportamento "formali", in ambito politico, che quasi sempre risultano disattesi dalla maggior parte dei candidati. E come più volte ricordato, l'espressione "formale" non ha il significato, riduttivo, di 'esteriore' o di 'convenzionale', quanto piuttosto attinente alla 'forma', politica nel nostro caso, e che prescinde dai 'contenuti', che sono spesso l'aspetto su cui tutti concentrano la propria attenzione.

Quindi, mentre i contenuti attengono sempre al presente, all'immediato, le forme hanno una diversa estensione temporale e non si occupano di problemi contingenti, ma piuttosto di metodi, di "contenitori". Anche se di non facile comprensione, il concetto di "forma" politica è estremamente importante ed alle sue istanze patologiche, purtroppo diffuse, sono da attribuire molti dei problemi strutturali che affliggono il nostro Paese.

In attesa quindi di una specifica analisi sui candidati che inizieremo appena possibile, cominciamo qui a richiamare alcuni esempi di "forme politiche" che riteniamo basilari per garantire la maturità della Democrazia ed il suo corretto funzionamento.

Rispetto del mandato: chi è eletto ad una carica istituzionale, deve completare quel compito prima di potersi ricandidare per una carica diversa. E' un principio di facile comprensione, e ancor più di facile realizzazione, perchè potrebbe essere messo in pratica da ciascuno senza bisogno di modifiche alle leggi esistenti o altre complicazioni. Invece continuiamo a vedere sindaci e consiglieri comunali candidati alla regione, assessori e consiglieri regionali che corrono per Camera o Senato, secondo il principio "Cavallo vincente non si cambia". Purtroppo le leggi vigenti regolano alcuni aspetti dell'eleggibilità, non la candidabilità.

Completa separazione tra potere esecutivo e potere legislativo: chi ha un ruolo esecutivo (un assessore, un ministro, il Presidente del Consiglio dei Ministri) non può avere contemporaneamente  un ruolo di tipo legislativo, cioè far parte di un consiglio eletto (comunale, regionale, Camera o Senato). La legge prevede l'incompatibilità dei ruoli, ma solo al livello più basso (comunale) e solo per i comuni con più di quindicimila abitanti. Perchè non estenderlo anche alla Camera dei Deputati ed al Senato? porterebbe senz'altro a maggiore stabilità dei governi, meno esposti a ricatti e cambi di maggioranza.

Separazione tra ruoli istituzionali e ruoli preminenti all'interno dei partiti: un partito è per definizione una "parte" e il suo leader rappresenta quindi idee e interessi specifici e parziali; I ruoli istituzionali, invece, riguardano la totalità dei cittadini: il Presidente del Consiglio dei Ministri è il Presidente di tutti, non solo di una parte. Perciò se il capo di un partito diventa presidente del Consiglio, sarà più difficile che tutti possano sentirsi debitamente rappresentati e considerati da chi non è vicino a quel partito. E quando un tale personaggio parlerà, non sarà mai completamente chiaro se lo fa come capo del partito o capo del governo. La commistione tra ruoli di parte e ruoli istituzionali è veramente invalsa in molti Paesi e da molto tempo, al punto che per molti cittadini è ormai assolutamente normale. Ma negli ultimi anni sta diventando sempre più diffusa e invasiva, proprio perchè diventa sempre più stretto l'abbraccio con cui i partiti si impossessano delle istituzioni, una volta giunti al potere (e a volte cercano di rimanervi introducendo modifiche legislative di dubbia costituzionalità).

Per ora ci fermiamo qui. La lontananza delle nostre istituzioni da questi principi è sotto gli occhi di tutti. E rattrista soprattutto vedere che anche partiti o movimenti, nati sull'onda della necessità di profondo rinnovamento (per dire rottamazione), si siano presto adeguati alle cattive abitudini preesistenti.
Noi però continuiamo a sperare che ogni tornata elettorale sia foriera di miglioramenti da questo punto di vista. Attendiamo di vedere come saranno i candidati ed i loro comportamenti questa volta e vi terremo sicuramente informati.

domenica 30 ottobre 2016

Doppio incarico? per noi è NO

La riforma costituzionale che saremo chiamati ad approvare o a respingere il prosssimo 4 dicembre, tocca molto da vicino i temi di cui questo blog si occupa: doppi incarichi ed altre simili amenità.
Come noto, il nuovo Senato figlio della riforma Renzi-Boschi, sarà composto, per il 95%, di "doppi incarichi".
Ecco il nuovo articolo 57 che ne definisce i componenti:

"Art. 57. – Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.
I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a due; ciascuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano ne ha due. [...]"

Perciò il nuovo Senato sarà composto di consiglieri regionali e sindaci, più 5 membri nominati dal Presidente della Repubblica tra personalità di spicco.

A questo punto, bisogna fare alcune osservazioni, per meglio capire cme funzionarà questo importante organo di rappresentanza degli enti locali:

  • la durata in carica, come senatore, coinciderà con quella dell'istituzione che li ha eletti o nominati: i Consigli regionali per i 74 consiglieri regionali, i consigli comunali per i 21 sindaci, il presidente della Repubblica per i 5 nominati (infatti, la durata del mandato per questi ultimi coincide con il settennato del Presidente);
  • non percepiranno uno stipendio, avranno però la diaria per rimborso spese (pari a quasi 4000 Euro per i Senatori attuali), forse un rimborso per segretari e assistenti (3600 Euro per i Senatori attuali);
  • avranno l'immunità come parlamentari, cioè non saranno perseguibili per reati collegati al ruolo svolto come Senatori;
  • i compiti del nuovo Senato non sono semplici, soprattutto in relazione agli impegni locali di tutti i componenti: infatti saranno tenuti a discutere e votare, dopo la Camera, leggi costituzionali, leggi elettorali, leggi riguardanti gli enti locali, i trattati internazionali, le funzioni di senatore (ineleggibilità, incompatibilità), e poi tutte queste: le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma (no, non ho preso la scorciatoia, è proprio scritto così in Costituzione) ... quindi è chiaro a tutti di cosa si occuparà il Senato!
Ecco perchè noi di "no doppio incarico" non siamo favorevoli a questa riforma
  • come faranno i senatori, già impegnati a fare il Sindaco o il Consigliere Regionale, a conciliare il lavoro locale con il lavoro da Senatore? tenuto conto anche di spostamenti, aerei, treni, ... 
  • il Senato, per svolgere molti dei suoi compiti, avrà delle scadenze precise: 5 giorni per una cosa, 10 giorni per un'altra, a volte questi tempi sono ridotti alla metà, insomma, un calendario stringente e assolutamente inconciliabile con riunioni ogni due settimane, con il fatto che spesso mancherà il numero legale, che non sarà possibile raggiungere le maggioranze richieste per semplici problemi di sovrapposizioni con impegni locali pressanti.
  • senza contare il tempo che verrà perso a livello locale, nei consigli comunali e regionali, paralizzati dal fatto che mancherà il Sindaco, mancherà la maggioranza, decisioni rimandate e così via. Insomma, un grande caos in cui sarà impossibile tenere sotto controllo costi e risultati.

Non possiamo quindi che esprimerci per il NO al referendum costituzionale, che produrrà solo inefficienza e aumento dei costi e renderà completamente inutile un Senato a mezzo servizio, un Senato ridotto a dopo-lavoro dei consigli regionali, utilizzato, come siamo ormai abituati a vedere, solo come medaglia da appendere al petto, come titolo onorifico per amministratori locali arrivisti e onnipresenti, o come premio di consolazione per ripagare da altre esclusioni più remunerative.
Insomma, uno strumento in più in mano alla CASTA per gestire premi ed equilibri dentro ai partiti.

sabato 8 ottobre 2016

9 ottobre: Democrazia 2.0

Chi sa cosa avviene domani, 9 ottobre 2016? nessuno?
Si vota per l'elezione dei consigli metropolitani in 5 importanti città italiane: Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli. Altre seguiranno nelle prossisme settimane, isole comprese.
Sapevate nulla? Tranquilli, tanto non siete voi a dover votare. Ci pensano Sindaci e Consiglieri comunali dei comuni appartenenti alle provincie coinvolte. Quindi potete tranquillamente andare al mare. O dove volete.
E' la seconda volta che si vota in questo modo in queste città, in maniera indiretta, cioè non sono i cittadini ad esprimersi, ma i loro rappresentanti, quelli eletti dai cittadini nei consigli comunali, sindaci inclusi. Così tutto sarà sotto controllo, tutto prevedibile. Anzi, fin da questa sera, cioè prima ancora del voto, si sa chi vincerà. Si, perchè ogni consiglio è fatto di partiti, i partiti si sono coalizzati in liste (fatte a loro volta di sindaci e consiglieri comunali), quindi si già quanti saranno i voti per ciascuna lista, basta contare i consiglieri comunali e sindaci appartenenti ai partiti coalizzati. Moltiplicati per il peso assegnato a ciascun comune.
Si, perchè i voti espressi da ciascun consigliere o sindaco, non sono tutti uguali - come peraltro richiederebbe la Costituzione, articolo 48 - troppo banale e semplice. I comuni di ciascuna provincia sono raggruppati in fasce, a seconda del numero di abitanti, i voti espressi in ciascuna fascia verranno divisi per un coefficiente opportunamente studiato, in modo che i voti del capoluogo contino molto più dei voti dei piccoli comuni lontani, tanto per non correre rischi eccessivi.
Tutto noto e previsto la sera prima delle elezioni.
Non ci scandalizziamo più per i doppi incarichi che gli eletti avranno, nel loro comune e nel consiglio metropolitano. Nemmeno ci scandalizziamo più del fatto che i cittadini non possano esprimere direttamente la loro scelta su chi deciderà del loro territorio, dei trasporti, delle strade, dei servizi pubblici, ...
Ci scandalizziamo solo del fatto che nessuno ne parli, che tutto passi in silenzo, che nessuno si indigni.
Tutto assopito, tutto attutito, tutto partiticamente digerito. E' cosi che va la Democrazia 2.0, quella che presto ci priverà di un'altra scelta e ci assicurerà altri doppi incarichi, nel caso la riforma Costituzionale cosiddetta "Renzi-Boschi" sia approvata dal popolo: vuoi tu non contare più nulla, vuoi delegare il tuo potere costituzionale ai partiti, vuoi rinunciare ad un'altro pezzo di quel "suffragio universale" così lungamente atteso e duramente conquistato? SI, lo voglio.
E vissero per sempre felici e contenti

lunedì 20 giugno 2016

Si torna a parlare di 'doppio incarico'

A meno di 24 ore dalla chiusura dei ballottaggi per il sindaco delle maggiori città italiane, ballottaggi che hanno decretato una sostanziale battuta di arresto per il PD renziano ed il trionfo del Movimento 5 Stelle (19 su 20 sfide vinte), si risente parlare di doppio incarico.
I commentatori politici sembrano tutti d'accordo sul fatto che Renzi non possa più continuare, dopo questa sonora anche se preannunciata sconfitta, a conservare il ruolo di Segretario del PD e di Presidente del Consiglio dei Ministri. C'è chi lo dice come diretta conseguenza della 'debacle' elettorale, chi per paura che un PD in difficoltà possa avere influssi negativi anche sul Governo. Chi semplicemente perchè "il doppio incarico non ha funzionato", come afferma Speranza, leader della minoranza PD.
Tutte queste ragioni possono anche avere una loro validità, ma quello che diciamo noi (ebbene si, noi "l'avevamo detto") è molto di più: i due ruoli non possono stare insieme semplicemente perchè sono distinti, debbono essere distinti. Sono compiti che "ontologicamente" devono essere separati, perchè i loro scopi, i loro perimetri sono diversi ed è bene che continuino ad essere diversi e distinti. Da una parte abbiamo un 'partito', cioè 'una parte', opposto al 'tutto' che invece è rappresentato dall'istutzione 'capo del governo', in cui tutti i cittadini devono potersi riconoscere, di cui devono potersi fidare. E' naturale che si potrà condividere o meno quello che un capo del governo fa, ma "l'istituzione" capo del governo è la stessa per tutti, non appartiene ad una 'parte'.
Ora aspettiamo solo gli eventi, vediamo se Renzi riuscirà a cedere uno dei suoi due ruoli, non perchè ha perso le elezioni, ma perchè è sbagliato che li concentri entrambe nelle sue mani. Magari imitato da qualcuno dei suoi vicesegretari (si, Serracchiani, parliamo di lei) e anche da altri, che nella sconfitta alle elezioni potrebbero trovare un pretesto per farlo. Vero Salvini?