Lo scopo di questo blog


Fare bene due cose contemporaneamente, è difficile. In Politica, ancora di più.
Chi è stato eletto ad una carica, non deve ricoprirne altre, ma portare a termine la prima nel modo migliore.
Questo Blog è nato per segnalare tutti quei casi di politici italiani che ricoprono doppi incarichi (elettivi o di nomina politica), o che abbandonano la posizione per cui sono stati eletti per candidarsi ad un'altra (Rispetto del Mandato), o che si candidano contemporaneamente a piu' cariche, per scegliere la piu' conveniente.
Per ciascuno di questi politici cerchiamo di fornire tutti i riferirmenti ed i contatti, invitandovi a scrivergli per convincerli a comportarsi correttamente verso i propri elettori, anche se la legge, a volte, non lo impone.
In sezioni dedicate del Blog vi daremo tutti gli aggiornamenti e le risposte dei politici interpellati.
Partecipate! fate sentire la vostra voce!

giovedì 8 marzo 2018

Elezioni 2018: parliamo di genere

E così scopriamo, proprio il giorno della festa della donna, che le donne nel nuovo Parlamento sono meno di un terzo del totale dei nuovi eletti.
Ma come è possibile? La legge elettorale non prevedeva che ciascuno dei due generi dovesse essere compreso tra il 40 ed il 60 per cento? e i due generi alternarsi nei capi-lista? I risultati dovrebbero rispettare questa regola, giusto?

E invece no.
Noi di "No doppio incarico" abbiamo voluto provare a capire perchè.
Ed uno dei possibili motivi, si è rivelato proprio quello che abbiamo descritto nel post precedente: le multicandidature.
Volutamente o meno, questo non lo possiamo dire, tutti i partiti che hanno puntato sulle multicandidature, lo hanno fatto a favore, principalmente, di donne. Infatti, analizzando i dati che abbiamo postato qui sotto, si nota quanto segue:

CAMERA:
  • candidati in 6 collegi: 14 donne e 2 uomini
  • candidati in 5 collegi: 17 donne e 6 uomini
  • candidati in 4 collegi: 20 donne e 18 uomini
SENATO:
  • candidati in 6 collegi: 6 donne e 1 uomo
  • candidati in 5 collegi: 10 donne e 5 uomini
  • candidati in 4 collegi: 11 donne e 4 uomini
Ora, ciascuno dei candidati può essere eletto una volta sola e quindi dovrà essere rimosso dagli altri 5 o 4 o 3 seggi in cui si è presentato, togliendo una alternanza di genere: significa che per ciascuna donna eletta nel gruppo delle 14, vengono eletti 5 uomini; e per ciascuna delle 17 donne nel secondo gruppo, 4 uomini vengono eletti nei seggi abbandonati. E così via, generando perciò uno scompenso di genere imprevisto dal legislatore del "Rosatellum".

I nomi degli eletti non sono ancora definitivi, quindi non si può fare una statistica completa, però possiamo già dire che l'unico partito che non ha usato per nulla il meccanismo delle pluricandidature, il Movimento 5 Stelle, è quello che ha la percentuale di donne più alta, sia alla Camera (82 su 222, 37%) che al Senato (42 su 112, ancora 37%). Segno che quanto detto sopra ha avuto senz'altro un effetto negativo sulla rappresentanza di genere. Appena possibile faremo la controprova, analizzando le percentuali di Lega, Fratelli d'Italia e PD, che hanno pesantemente usato le multicandidature ed hanno eletto un numero di parlamentari significativo, almeno ai fini della statistica. Vedremo se la nostra teoria continua a rivelarsi corretta.

Una domanda comunque ci ha fin da subito incuriosito: perchè sono state soprattutto le donne ad essere pluri-candidate, un po' in tutti i partiti che hanno voluto usare questa possibilità, anche in quelli che non hanno superato le soglie di sbarramento? una domanda a cui noi non siamo riusciti a trovare una risposta semplice. Calcolo o sottovalutazione del problema? Qualche idea?

lunedì 12 febbraio 2018

Nuove elezioni: legge elettorale e multicandidature

Come promesso, iniziamo a vedere come i partiti si stanno preparando per le elezioni ormai imminenti.
Analizzeremo una serie di elementi che dimostrano come in realtà nel nostro Paese le forme della politica, cioè i meccanismi che "danno forma" alla democrazia, siano evidentemente problematici, se non addirittura patologici.
Iniziamo perciò ad occuparci della Legge Elettorale con cui andremo a votare tra poche settimane.

Avremo due schede, una per il Senato ed una per la Camera. Ciascuna conterrà vari riquadri, contenenti ciascuno un candidato al collegio Uninominale e i simboli delle liste (una o più) che lo sostengono. Si potrà votare (caso 1) il solo candidato Unimominale (ed in questo caso il nostro voto si estenderà anche alle liste che lo sostengono, suddiviso in proporzione al risultato di ciascuna di esse), oppure (caso 2) una sola delle liste che lo sostengono (in questo caso il nostro voto sarà valido per la lista e per il candidato uninominale sostenuto). Equivalente a quest'ultimo, sarà anche il caso in cui (caso 3) tracceremo una croce sia sulla lista che sul candidato uninominale sostenuto. I voti raccolti da ogni lista, incluse le frazioni di voto provenienti dal caso 1, serviranno a calcolare il numero di seggi di ogni lista, scelti tra i quattro candidati presentati in ogni collegio da ogni lista, mentre il seggio uninominale sarà assegnato al candidato uninominale che avrà raccolto più voti.

E' escluso il voto disgiunto, cioè la possibilità di votare un candidato uninominale ed una lista diversa da quelle che lo sostengono, cioè una lista in un altro riquadro: in questo caso, il voto verrà annullato.

Questo è il punto di vista di noi, semplici cittadini votanti. Vedendo invece la cosa dal punto di vista dei partiti, la prospettiva è più complessa, perchè il calcolo dei vincitori (almeno per la parte plurinominale) è complicato. Quindi, servono strategie per mandare al Parlamento le persone giuste, quelle che "devono esserci".
E qui entrano in gioco le "multi-candidature", previste dalla legge in un massimo di cinque per i collegi plurinominali, più una negli uninominali.
Quasi tutti i partiti hanno presentato alcuni candidati per 6 volte, dislocando opportunamente le candidature in varie regioni, per assicurarsi (nei limiti della prevedibilità) l'elezione di alcune persone indispensabili.
Nelle figure che seguono, si vede quanto ciascun partito (limitandosi ai più significativi) abbia approfittato delle multi-candidature, appositamente volute - da loro stessi - nella legge elettorale.
E si noti pure come alcuni partiti abbiano voluto invece evitare questo meccanismo perverso che interferisce con la libera scelta degli elettori.


In rosso il numero di candidati presenti per 6 volte, in giallo quelli candidati 5 volte, in verde quelli presenti 4 volte. Ne esistono poi infinite schiere presentati per 3 o 2 volte, rendendo illeggibile il quadro. Ci siamo limitati perciò ai casi più eclatanti (vorremmo dire 'gravi').


I nomi ed i partiti di appartenenza di questi fortunati prescelti ed i seggi in cui sono candidati possono essere visualizzati a questi link: CAMERA, SENATO.

domenica 21 gennaio 2018

Nuove elezioni ... vecchie abitudini

Eccoci ancora di fronte ad una nuova tornata elettorale: il 4 marzo si vota per Camera e Senato nazionale, oltre che per due regioni: Lombardia e Lazio.
Tra qualche settimana saranno noti tutti i candidati e potremo fare qualche valutazione, diciamo così, istituzionale.
Come sanno i nostri fedeli lettori, a noi stanno molto a cuore alcuni principi di comportamento "formali", in ambito politico, che quasi sempre risultano disattesi dalla maggior parte dei candidati. E come più volte ricordato, l'espressione "formale" non ha il significato, riduttivo, di 'esteriore' o di 'convenzionale', quanto piuttosto attinente alla 'forma', politica nel nostro caso, e che prescinde dai 'contenuti', che sono spesso l'aspetto su cui tutti concentrano la propria attenzione.

Quindi, mentre i contenuti attengono sempre al presente, all'immediato, le forme hanno una diversa estensione temporale e non si occupano di problemi contingenti, ma piuttosto di metodi, di "contenitori". Anche se di non facile comprensione, il concetto di "forma" politica è estremamente importante ed alle sue istanze patologiche, purtroppo diffuse, sono da attribuire molti dei problemi strutturali che affliggono il nostro Paese.

In attesa quindi di una specifica analisi sui candidati che inizieremo appena possibile, cominciamo qui a richiamare alcuni esempi di "forme politiche" che riteniamo basilari per garantire la maturità della Democrazia ed il suo corretto funzionamento.

Rispetto del mandato: chi è eletto ad una carica istituzionale, deve completare quel compito prima di potersi ricandidare per una carica diversa. E' un principio di facile comprensione, e ancor più di facile realizzazione, perchè potrebbe essere messo in pratica da ciascuno senza bisogno di modifiche alle leggi esistenti o altre complicazioni. Invece continuiamo a vedere sindaci e consiglieri comunali candidati alla regione, assessori e consiglieri regionali che corrono per Camera o Senato, secondo il principio "Cavallo vincente non si cambia". Purtroppo le leggi vigenti regolano alcuni aspetti dell'eleggibilità, non la candidabilità.

Completa separazione tra potere esecutivo e potere legislativo: chi ha un ruolo esecutivo (un assessore, un ministro, il Presidente del Consiglio dei Ministri) non può avere contemporaneamente  un ruolo di tipo legislativo, cioè far parte di un consiglio eletto (comunale, regionale, Camera o Senato). La legge prevede l'incompatibilità dei ruoli, ma solo al livello più basso (comunale) e solo per i comuni con più di quindicimila abitanti. Perchè non estenderlo anche alla Camera dei Deputati ed al Senato? porterebbe senz'altro a maggiore stabilità dei governi, meno esposti a ricatti e cambi di maggioranza.

Separazione tra ruoli istituzionali e ruoli preminenti all'interno dei partiti: un partito è per definizione una "parte" e il suo leader rappresenta quindi idee e interessi specifici e parziali; I ruoli istituzionali, invece, riguardano la totalità dei cittadini: il Presidente del Consiglio dei Ministri è il Presidente di tutti, non solo di una parte. Perciò se il capo di un partito diventa presidente del Consiglio, sarà più difficile che tutti possano sentirsi debitamente rappresentati e considerati da chi non è vicino a quel partito. E quando un tale personaggio parlerà, non sarà mai completamente chiaro se lo fa come capo del partito o capo del governo. La commistione tra ruoli di parte e ruoli istituzionali è veramente invalsa in molti Paesi e da molto tempo, al punto che per molti cittadini è ormai assolutamente normale. Ma negli ultimi anni sta diventando sempre più diffusa e invasiva, proprio perchè diventa sempre più stretto l'abbraccio con cui i partiti si impossessano delle istituzioni, una volta giunti al potere (e a volte cercano di rimanervi introducendo modifiche legislative di dubbia costituzionalità).

Per ora ci fermiamo qui. La lontananza delle nostre istituzioni da questi principi è sotto gli occhi di tutti. E rattrista soprattutto vedere che anche partiti o movimenti, nati sull'onda della necessità di profondo rinnovamento (per dire rottamazione), si siano presto adeguati alle cattive abitudini preesistenti.
Noi però continuiamo a sperare che ogni tornata elettorale sia foriera di miglioramenti da questo punto di vista. Attendiamo di vedere come saranno i candidati ed i loro comportamenti questa volta e vi terremo sicuramente informati.

domenica 30 ottobre 2016

Doppio incarico? per noi è NO

La riforma costituzionale che saremo chiamati ad approvare o a respingere il prosssimo 4 dicembre, tocca molto da vicino i temi di cui questo blog si occupa: doppi incarichi ed altre simili amenità.
Come noto, il nuovo Senato figlio della riforma Renzi-Boschi, sarà composto, per il 95%, di "doppi incarichi".
Ecco il nuovo articolo 57 che ne definisce i componenti:

"Art. 57. – Il Senato della Repubblica è composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica.
I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori.
Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a due; ciascuna delle Province autonome di Trento e di Bolzano ne ha due. [...]"

Perciò il nuovo Senato sarà composto di consiglieri regionali e sindaci, più 5 membri nominati dal Presidente della Repubblica tra personalità di spicco.

A questo punto, bisogna fare alcune osservazioni, per meglio capire cme funzionarà questo importante organo di rappresentanza degli enti locali:

  • la durata in carica, come senatore, coinciderà con quella dell'istituzione che li ha eletti o nominati: i Consigli regionali per i 74 consiglieri regionali, i consigli comunali per i 21 sindaci, il presidente della Repubblica per i 5 nominati (infatti, la durata del mandato per questi ultimi coincide con il settennato del Presidente);
  • non percepiranno uno stipendio, avranno però la diaria per rimborso spese (pari a quasi 4000 Euro per i Senatori attuali), forse un rimborso per segretari e assistenti (3600 Euro per i Senatori attuali);
  • avranno l'immunità come parlamentari, cioè non saranno perseguibili per reati collegati al ruolo svolto come Senatori;
  • i compiti del nuovo Senato non sono semplici, soprattutto in relazione agli impegni locali di tutti i componenti: infatti saranno tenuti a discutere e votare, dopo la Camera, leggi costituzionali, leggi elettorali, leggi riguardanti gli enti locali, i trattati internazionali, le funzioni di senatore (ineleggibilità, incompatibilità), e poi tutte queste: le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma (no, non ho preso la scorciatoia, è proprio scritto così in Costituzione) ... quindi è chiaro a tutti di cosa si occuparà il Senato!
Ecco perchè noi di "no doppio incarico" non siamo favorevoli a questa riforma
  • come faranno i senatori, già impegnati a fare il Sindaco o il Consigliere Regionale, a conciliare il lavoro locale con il lavoro da Senatore? tenuto conto anche di spostamenti, aerei, treni, ... 
  • il Senato, per svolgere molti dei suoi compiti, avrà delle scadenze precise: 5 giorni per una cosa, 10 giorni per un'altra, a volte questi tempi sono ridotti alla metà, insomma, un calendario stringente e assolutamente inconciliabile con riunioni ogni due settimane, con il fatto che spesso mancherà il numero legale, che non sarà possibile raggiungere le maggioranze richieste per semplici problemi di sovrapposizioni con impegni locali pressanti.
  • senza contare il tempo che verrà perso a livello locale, nei consigli comunali e regionali, paralizzati dal fatto che mancherà il Sindaco, mancherà la maggioranza, decisioni rimandate e così via. Insomma, un grande caos in cui sarà impossibile tenere sotto controllo costi e risultati.

Non possiamo quindi che esprimerci per il NO al referendum costituzionale, che produrrà solo inefficienza e aumento dei costi e renderà completamente inutile un Senato a mezzo servizio, un Senato ridotto a dopo-lavoro dei consigli regionali, utilizzato, come siamo ormai abituati a vedere, solo come medaglia da appendere al petto, come titolo onorifico per amministratori locali arrivisti e onnipresenti, o come premio di consolazione per ripagare da altre esclusioni più remunerative.
Insomma, uno strumento in più in mano alla CASTA per gestire premi ed equilibri dentro ai partiti.

sabato 8 ottobre 2016

9 ottobre: Democrazia 2.0

Chi sa cosa avviene domani, 9 ottobre 2016? nessuno?
Si vota per l'elezione dei consigli metropolitani in 5 importanti città italiane: Torino, Milano, Bologna, Roma, Napoli. Altre seguiranno nelle prossisme settimane, isole comprese.
Sapevate nulla? Tranquilli, tanto non siete voi a dover votare. Ci pensano Sindaci e Consiglieri comunali dei comuni appartenenti alle provincie coinvolte. Quindi potete tranquillamente andare al mare. O dove volete.
E' la seconda volta che si vota in questo modo in queste città, in maniera indiretta, cioè non sono i cittadini ad esprimersi, ma i loro rappresentanti, quelli eletti dai cittadini nei consigli comunali, sindaci inclusi. Così tutto sarà sotto controllo, tutto prevedibile. Anzi, fin da questa sera, cioè prima ancora del voto, si sa chi vincerà. Si, perchè ogni consiglio è fatto di partiti, i partiti si sono coalizzati in liste (fatte a loro volta di sindaci e consiglieri comunali), quindi si già quanti saranno i voti per ciascuna lista, basta contare i consiglieri comunali e sindaci appartenenti ai partiti coalizzati. Moltiplicati per il peso assegnato a ciascun comune.
Si, perchè i voti espressi da ciascun consigliere o sindaco, non sono tutti uguali - come peraltro richiederebbe la Costituzione, articolo 48 - troppo banale e semplice. I comuni di ciascuna provincia sono raggruppati in fasce, a seconda del numero di abitanti, i voti espressi in ciascuna fascia verranno divisi per un coefficiente opportunamente studiato, in modo che i voti del capoluogo contino molto più dei voti dei piccoli comuni lontani, tanto per non correre rischi eccessivi.
Tutto noto e previsto la sera prima delle elezioni.
Non ci scandalizziamo più per i doppi incarichi che gli eletti avranno, nel loro comune e nel consiglio metropolitano. Nemmeno ci scandalizziamo più del fatto che i cittadini non possano esprimere direttamente la loro scelta su chi deciderà del loro territorio, dei trasporti, delle strade, dei servizi pubblici, ...
Ci scandalizziamo solo del fatto che nessuno ne parli, che tutto passi in silenzo, che nessuno si indigni.
Tutto assopito, tutto attutito, tutto partiticamente digerito. E' cosi che va la Democrazia 2.0, quella che presto ci priverà di un'altra scelta e ci assicurerà altri doppi incarichi, nel caso la riforma Costituzionale cosiddetta "Renzi-Boschi" sia approvata dal popolo: vuoi tu non contare più nulla, vuoi delegare il tuo potere costituzionale ai partiti, vuoi rinunciare ad un'altro pezzo di quel "suffragio universale" così lungamente atteso e duramente conquistato? SI, lo voglio.
E vissero per sempre felici e contenti

lunedì 20 giugno 2016

Si torna a parlare di 'doppio incarico'

A meno di 24 ore dalla chiusura dei ballottaggi per il sindaco delle maggiori città italiane, ballottaggi che hanno decretato una sostanziale battuta di arresto per il PD renziano ed il trionfo del Movimento 5 Stelle (19 su 20 sfide vinte), si risente parlare di doppio incarico.
I commentatori politici sembrano tutti d'accordo sul fatto che Renzi non possa più continuare, dopo questa sonora anche se preannunciata sconfitta, a conservare il ruolo di Segretario del PD e di Presidente del Consiglio dei Ministri. C'è chi lo dice come diretta conseguenza della 'debacle' elettorale, chi per paura che un PD in difficoltà possa avere influssi negativi anche sul Governo. Chi semplicemente perchè "il doppio incarico non ha funzionato", come afferma Speranza, leader della minoranza PD.
Tutte queste ragioni possono anche avere una loro validità, ma quello che diciamo noi (ebbene si, noi "l'avevamo detto") è molto di più: i due ruoli non possono stare insieme semplicemente perchè sono distinti, debbono essere distinti. Sono compiti che "ontologicamente" devono essere separati, perchè i loro scopi, i loro perimetri sono diversi ed è bene che continuino ad essere diversi e distinti. Da una parte abbiamo un 'partito', cioè 'una parte', opposto al 'tutto' che invece è rappresentato dall'istutzione 'capo del governo', in cui tutti i cittadini devono potersi riconoscere, di cui devono potersi fidare. E' naturale che si potrà condividere o meno quello che un capo del governo fa, ma "l'istituzione" capo del governo è la stessa per tutti, non appartiene ad una 'parte'.
Ora aspettiamo solo gli eventi, vediamo se Renzi riuscirà a cedere uno dei suoi due ruoli, non perchè ha perso le elezioni, ma perchè è sbagliato che li concentri entrambe nelle sue mani. Magari imitato da qualcuno dei suoi vicesegretari (si, Serracchiani, parliamo di lei) e anche da altri, che nella sconfitta alle elezioni potrebbero trovare un pretesto per farlo. Vero Salvini?
 

giovedì 28 maggio 2015

Doppi incarichi e conflitti di interesse: #statetranquilli

Da "Il Giorno" di mercoledi 27 giugno
Qualcuno ci accusa, a volte, di continuare a lamentarci e di non apprezzare mai quello che si sta facendo, poco o tanto che sia, per uscire dal nostro stato di Paese arretrato e corrotto.
Può darsi che sia anche vero, però ci capita sempre più spesso di toccare con mano i problemi, gli intralci, a volte anche gli scandali che le "forme patologiche" da noi denunciate - spesso nemmeno percepite dalla società civile (e men che meno da chi le dovrebbe sanare, la "politica") - causano al tessuto sociale ed in generale alla qualità della vita di tutti noi.

Uno di questi casi, palesemente dovuto alla inadeguatezza della relativa legge istitutiva (la legge 57/2014, la cosiddetta "legge Del Rio"), si è presentato proprio in questi giorni, a otto mesi esatti dall'elezione del Consiglio dell'Area Metropolitana milanese.

Vi raccontiamo un caso balzato all'onore della cronoca proprio in questi giorni, come si vede dalla foto qui sopra.
Una società immobiliare, che vuole ampliare del 50% il proprio immobile (un Centro Commerciale, per la cronaca), utilizzando per la viabilità necessaria un'area agricola adiacente, presenta un ricorso al TAR contro il PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) approvato dalla Provincia di Milano nel 2013, che su quell'area prevede un vincolo "strategico" (cioè non utilizzabile, se non a fini agricoli).
Il TAR dà ragione all'immobiliarista, di fatto eliminando il vincolo e concedendo la realizzazione nell'area in questione di quanto desiderato (uno svincolo stradale a servizio dell'ampliamento richiesto).

Di norma, chi perde un ricorso avverso (la Provincia), ha la possibilità di appellarsi al Consiglio di Stato, per far valere le proprie ragioni e lo deve fare entro 6 mesi dalla prima sentenza.
Ma la Provincia non esiste più, perciò toccherebbe all'Area Metropolitana, che ne ha ereditato le funzioni, presentare tale ricorso, i cui termini scadono il 21 giugno, tra poche settimane.
Uno dei membri del Consiglio Metropolitano è delegato alla Gestione del Piano Strategico del Territorio Metropolitano (il vecchio PTCP), oltre che alla Pianificazione territoriale generale e paesistico-ambientale: chi meglio di lui potrebbe occuparsi del ricorso, per tentare di difendere gli interessi ambientali metropolitani/provinciali?

Ma c'è un problemino ... il consigliere in questione, tale Eugenio Comincini, è anche sindaco di Cernusco sul Naviglio, guarda caso il comune in cui si trova l'area agricola di cui sopra. Inoltre, proprio l'Amministrazione di quel Comune, capitanata dal Comincini, il 28 luglio scorso ha approvato un "accordo di programma" che ha dato l'avvio proprio a quella procedura di ampliamento, che la società immobiliare vuole portare avanti anche a suon di ricorsi al TAR.

Non so se è chiaro: il Comincini, come sindaco è favorevole all'ampliamento, ma come consigliere delegato alla gestione del territorio metropolitano, dovrebbe essere contrario e battersi contro il consumo di suolo. Un bel conflitto di interessi, che però, come detto, non preoccupa minimamente il Nostro. Che intervistato da "Il Giorno" risponde candidamente: "nella città metropolitana ci sono solo sindaci, come noto. Quindi prima o poi siamo tutti in conflitto di interessi., [...]. Quindi Legambiente [che ha sollevato il problema, n.d.r.] può stare tranquilla: sulla questione deciderà Pisapia. Come su quelle di Milano, che chiamano in causa direttamente lui, decido io. Questo è il meccanisco. Trasparente ed efficace".
Se lo dice lui.

sabato 7 febbraio 2015

Vincolo di Mandato? la proposta dirompente sarebbe un'altra

Due eminenti intellettuali del panorama politico italiano, statisti di prima grandezza, ci hanno nuovamente deliziato oggi con uno dei loro preferiti cavalli di battaglia: l'introduzione del vincolo di mandato per i parlamentari.
E' di questi giorni lo scioglimento di uno dei piccoli gruppi parlamentari formatisi dopo le elezioni del 2013: Scelta Civica. I suoi parlamentari (ultimi rimasti, molti se n'erano già andati nei mesi scorsi) sono in gran parte confluiti nel PD, facendo gridare allo scandalo Grillo e Salvini (i due intellettuali di cui sopra): questo cambio di casacca nasconde senz'altro un turpe mercimonio, uno scambio di favori che ha come unico scopo prolungare la vita del governo (e quindi la loro permanenza in Parlamento).
L'assurdità di tali motivazioni si commenta da sola e denota una totale assenza di intelligenza e visione politica. E' ovvio che in tali personaggi alberga solo il più banale populismo, che vorrebbe far leva sulla giusta indignazione dei cittadini per pratiche che, concordiamo, sono generalmente piuttosto antipatiche.
Come in altre uscite dei due grandi statisti, raramente la loro proposta è la soluzione migliore al problema reale da stigmatizzare.
Il vincolo di mandato fu espressamente escluso dei padri costituenti, che dopo una lunga discussione concordarono sul fatto che il Parlamentare, una volta eletto, rappresenta tutti i cittadini ed esercita il suo compito legislativo in totale libertà e rispetto della propria indipendenza. E' questo lo spirito dell'articolo 67 della Costituzione, che appunto esclude ogni obbligo del singolo Parlamentare verso il partito in cui è stato eletto e finanche verso il programma elettorale su cui si è basata la sua elezione.
Naturalmente, le motivazioni addotte a giustificazione dei cambi di casacca sono sempre attribuite a cause contingenti, a cambi di linea del partito e quindi fatte in nome della fedeltà ai propri principi. 
E' ovvio che la realtà è spesso molto diversa, più prosaica e banale: si cambia gruppo, molto spesso, semplicemente in cambio di un qualche incarico di rilievo, nel governo o da qualche altra parte, o per una promessa di rielezione.
Perciò, piuttosto che chiedere le dimissioni "per tradimento dell'impegno preso con gli elettori" (difficilmente dimostrabile, spesso), sarebbe molto più semplice vietare il doppio incarico di parlamentare e di governo: se qualcuno, per ricoprire un ruolo di sottosegretario nel governo, fosse costretto a rinunciare al seggio (ed allo stipendio) da parlamentare, certamente si renderebbero più stabili le maggioranze ed i governi e più rari i cambi di casacca.
Ci sono casi poi, come quello che riguarda in questi giorni i parlamentari di Scelta Civica, in cui è il partito a cambiare idea, o a venir meno, a scomparire. Questo naturalmente non fa venir meno il fatto che quelle persone siano state legittimamente elette a rappresentare chi ha voluto dare loro il voto. Perciò riteniamo assolutamente legittima la loro scelta di aderire ad un diverso gruppo parlamentare, ora che quello originario non esiste più, per proseguire il compito legislativo a cui sono state chiamate. Tra l'altro, questi onorevoli e senatori, erano già parte della maggioranza, quindi la loro nuova iscrizione non comporta alcun cambio di assetto politico o di linea governativa.
Perciò, gridare 'al lupo, al lupo', come hanno fatto i due soloni, in questo caso è decisamente fuori luogo.

Sarebbe invece un'altra la proposta veramente dirompente (e perciò stesso difficilmente accettabile dall'attuale cultura politica, anzi partitica) per meglio mettere in evidenza il ruolo di rappresentante dei cittadini da parte di chi viene eletto in Parlamento: eliminare i gruppi parlamentari, azzerare la struttura che cristallizza ogni atto, ogni commissione, ogni scelta secondo rigide spartizioni proporzionali al peso dei singoli partiti. Un Parlamento fatto di semplici eletti, rappresentanti dei cittadini non solo senza vincolo di mandato, ma anche senza appartenenza ad un partito, senza bandiere o obblighi precostituiti.
Sarebbe un passo coraggioso, forse il primo vero passo per uscire dalla "Repubblica dei partiti".





lunedì 27 ottobre 2014

Un'autorevole condivisione di principi ...

Vi segnaliamo oggi la presa di posizione di una persona che da altre 60 anni è impegnata nella società civile e gode di una autorevolezza senza pari.
Parliamo di Raniero La Valle, presidente dei Comitati Dossetti per la Costituzione, che il 20 ottobre scorso è stato sentito nella I Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati.
Riportiamo un breve stralcio del suo discorso, dove afferma con chiarezza un principio che a noi di "no doppio incarico" sta molto a cuore e che coincide in maniera assolutamente precisa con quelle che sono anche le nostre priorità:

"Perciò la prima riforma veramente necessaria sarebbe una legge di attuazione dell’art. 49 della Costituzione, che garantisca la trasparenza e la democrazia interna dei partiti, li metta al riparo dalle catture di agenti esterni e con opportune incompatibilità tra cariche di partito e cariche pubbliche ne faccia organi della società e non dello Stato."

Vi consigliamo la lettura dell'intero intervento, che potete trovare a questo link.

mercoledì 1 ottobre 2014

In odore di "casta"

Mentre ad Hong Kong migliaia di giovani protestano per le strade contro il Governo locale, uniti dallo slogan "una persona un voto", chiedendo di fatto il suffragio universale, nella metropoli padana si consuma la prima tappa del percorso inverso: "una persona - duemila voti e duemila persone - nessun voto".
Questo, di fatto, è successo domenica 28 settembre, quando poco più di 1600 tra sindaci e consiglieri comunali hanno espresso il loro voto "di secondo livello", hanno cioè scelto i "loro" rappresentanti per l'assemblea dell'area metropolitana milanese.
Ogni consigliere ed ogni sindaco rappresentava qualche centinaio di cittadini ed i voti espressi sono stati proprio conteggiati in base alle dimensioni del comune di appartenenza di ogni "grande elettore".
Così, agli eletti sono arrivate migliaia di preferenze, anche se espresse da pochi votanti.
Due sono comunque gli elementi di particolare nefandezza che affiorano da questo nuovo modo di eleggere chi ci governa:
- la totale indifferenza in cui si è svolta la tornata elettorale, particolamente importante per le sorti della città e della provincia di Milano: pochi giornali hanno riportato la notizia, in articoli defilati, pochissimo ne hanno parlato gli altri mezzi di comunicazione e chiedendo in giro, alle persone, nessuno ne sa nulla;
- il disagio, particolarmente forte per noi del sito "No doppio incarico", nel leggere la lista degli eletti: sindaco di Legnano, sindaco di Cernusco, sindaco di Arese, sindaco di Opera, consigliere a Milano, consigliere a Pessano, e così via.
Il 12 ottobre si replica, nelle altre aree metropolitane ed in tutte le province: se sentite odore di casta, non preoccupatevi, sono "loro".